La luce è un mezzo versatile e preciso per controllare l'eccitabilità neuronale. La recente introduzione di effettori sensibili alla luce, come la channel-rodpopsina e i neurotrasmettitori incapsulati, ha suscitato interesse nello sviluppo di metodi migliori per controllare i modelli di illuminazione nello spazio e nel tempo, utili per la neuroscienza sperimentale. Una strategia convenzionale, utilizzata nella microscopia confocale e a due fotoni, consiste nel focalizzare la luce in un punto limitato dalla diffrazione e quindi scansionare sequenzialmente quel singolo punto sulla regione di interesse. Questo approccio diventa problematico quando è necessario stimolare ampie aree in un breve intervallo di tempo, un problema più rilevante per la fotostimolazione che per l'imaging. Una strategia alternativa consiste nel proiettare l'intero modello spaziale sul bersaglio con l'aiuto di un dispositivo digitale a micromirror (DMD). L'approccio DMD è interessante perché i componenti hardware sono relativamente economici e supportati da interessi commerciali. Poiché un tale sistema non è disponibile per microscopi eretti, discuteremo i problemi critici nella costruzione e nel funzionamento di un sistema DMD di questo tipo. Anche se descriveremo principalmente la costruzione del sistema per la fotolisi UV, forniremo anche le modifiche necessarie per realizzare un sistema molto più semplice a luce visibile per esperimenti di optogenetica. Il sistema di fotolisi UV è stato utilizzato per condurre esperimenti volti a studiare una domanda fondamentale nella neuroscienza: come vengono integrate le informazioni spazialmente distribuite attraverso punti di biforcazione dendritici distali. I risultati suggeriscono che l'integrazione può essere non lineare attraverso i punti di biforcazione e che la sopralinearità è mediata in larga misura dai recettori NMDA.